La felicità professionale non è un’utopia
- 31 gen
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Cosa vuol dire avere successo? Vuol dire far succedere qualcosa, attuare un cambiamento.
Il successo è RIUSCIRE, nel senso di soddisfare i propri bisogni profondi, naturali.
Diciamo “riuscire” non “tanto per fare”, non perché ci si ritrova, casualmente, dentro una certa corrente che ci trascina dove vuole, ma “riuscire” per realizzare progetti propri, per realizzare sé stessi, cercando di non perdersi dietro a falsi bisogni.
Esiste un vero e proprio itinerario da seguire, necessario, non solo per conseguire il successo sul lavoro, ma per trovare il piacere di lavorare e essere consapevoli delle scelte da fare e le decisioni da prendere.
Le risorse da utilizzare sono dentro di noi ma dobbiamo fare i conti con i nostri limiti e i nostri modelli mentali che possono intralciare, boicottare le iniziative di cambiamento.
Avere successo, significa realizzare nella vita i propri bisogni profondi che sono, CRESCERE, AUTOREALIZZARSI E APPARTENERE.
Tutta la nostra vita è un continuo susseguirsi di obbiettivi da raggiungere.
Più o meno consapevolmente stiamo sempre producendo azioni finalizzate a ottenere soddisfazioni e a evitare dispiaceri, un circolo virtuoso (quando funziona) che ci porta, subito dopo a un periodo di appagamento più o meno breve, a ripartire per nuove e diverse mete da raggiungere.
Siamo dentro un “moto perpetuo” che può essere cieco, vano e casuale, e dunque portatore di noia, inutilità, mancanza di senso e sofferenza, oppure ben orientato alla soddisfazione dei bisogni “veri”, gli unici a garantire profonda e reale soddisfazione.
È bene soffermarsi a pensare un po’ a come guidare con attenzione questo “moto”.
È in gioco la gioia nei diversi momenti del processo del fare e la soddisfazione di sé alla fine e abbiamo tutti il dovere di fare quello che possiamo, nulla più.
Il primo “piccolo” passo – Sognare: cosa mi piace fare?
Una delle prioritarie condizioni per lavorare con piacere sta nel poter scegliere un’attività consona alle proprie capacità e ai propri interessi.
Non parleremo degli impedimenti di natura economica e storica che stiamo attraversando, quelle situazioni che rendono difficile e a volte impossibile ricercare un lavoro vicino alle caratteristiche della persona. Ci occuperemo di ciò che rende difficile la realizzazione di sé dal punto di vista individuale, e dei bisogni personali.
Come si potrà mai amare il lavoro se esso non è congeniale alle proprie caratteristiche? E come ci potrà appassionare?
Non si perderà solo chi sarà in grado di mantenere vivo l’interesse per le proprie inclinazioni, chi, pur continuando a fare ciò che gli è capitato di fare, perseguirà un obbiettivo personale coltivandolo a “latere”, magari modificandolo nel tempo, ma senza perdere la speranza. Avere un progetto personale per il futuro aiuta in ogni caso nelle situazioni più chiuse e alienate.
È importantissimo tenersi vivi e svegli e pensare, riuscirò!
La vita è lunga e piena di treni che passano: se si perde il primo, ce ne sarà un altro, l’importante è non scoraggiarsi.
Una delle caratteristiche caratteriali maggiormente correlate alla felicità è il cosiddetto “controllo interno”: la sensazione di poter dominare gli eventi non pensando che questi dipendano dagli altri, dal caso o dalla fortuna, ma da sé stessi.
Il segreto sta nel saper SOGNARE, nell’avere accesso al proprio mondo interiore prima di tutto e dargli espressione. Riconoscere il bisogno e accoglierlo come un’ambizione per il futuro e preso sul serio.
I bambini sognano lavori come il pompiere, il medico, il gruista, la ballerina, l’astronauta e dentro a questi desideri è forse già nascosta la loro aspirazione e il loro piacere di fare: esplorare, aiutare gli altri, esprimersi, creare, lavorare con le mani, Sono le capacità vincenti del loro futuro.
Così per gli adulti persi dentro una professione qualsiasi, si nasconde un’aspirazione prima di tutto da far emergere, da esprimere e da coltivare.
Non per tutti è facile o scontato. Per chi, ha ricevuto dei messaggi (spinte) con sii forte o sbrigati, sarà davvero difficile contattare il loro piacere di lavorare perché per loro è difficile guardarsi dentro e conoscere le proprie inclinazioni, lasciarsi andare ai propri desideri e aspirazioni, proprio perché faticano a riconoscere l’area del piacere, perché è tutto un dovere.
Per riuscire a scoprire le proprie aspirazioni, queste persone hanno bisogno di essere ascoltate e hanno bisogno di darsi il permesso di valorizzare le inclinazioni e l’intraprendenza personale.
Ecco il primo passo, poter annunciare a sé stessi e agli altri che ci sono “lavori in corso”:
Leggiamo ciò che scriveva Nietzsche:
“Cercasi lavoro per un salario: in questo quasi tutti gli uomini dei paesi civili sono oggi uguali; per essi tutti il lavoro è un mezzo, e non un fine a se stesso; per la qual cosa non vanno tanto per il sottile nello scegliersi un lavoro, posto che frutti un buon guadagno, Esistono però uomini rari che preferiscono morire piuttosto che mettersi a fare un lavoro senza piacere di lavorare: sono quegli uomini dai gusti difficili, di non facile contentatura, ai quali un buon guadagno non serve a nulla se il lavoro non è di per se stesso il guadagno di tutti i guadagni [….]”
E ancora:
“Non temono tanto la noia, quanto il lavoro senza piacere: anzi, è ad essi necessario annoiarsi molto perché il lavoro abbia a riuscire. Per il pensatore e per tutti gli spiriti inventivi, la noia è quella sgradevole bonaccia dell’anima, che precede il viaggio felice e i venti giulivi.” (In idilli di Messina, La gaia scienza e Frammenti postumi. Citato da E Borgna ne L’arcipelago delle Emozioni)
Osservarsi, accogliere e darsi il permesso di attuare un cambiamento.
L’obbiettivo sarà mostrarsi ed esprimere sé stessi.
Una volta raggiunto questo tocca verificare la tappa successiva.
Secondo passo – Progettare: la messa in opera
Dopo la parte legata alla riscoperta dei bisogni e dei desideri è necessario mettere in cantiere l’obbiettivo con un’accurata verifica della fattibilità attraverso la capacità valutativa, critica e progettuale tipica della parte razionale della personalità (Adulto).
Mettere in opera il progetto richiede una grande disponibilità a sondare la realizzabilità con il confronto.
Servono i piedi per terra, il realismo, il confronto con la realtà, la ricerca degli appoggi e delle risorse, l’accettazione dei limiti al sogno.
Si deve partire con dentro di sé il permesso di essere importanti e di poter riuscire!
Potrà essere una fase dura e piena di incertezze ma, prima di sprecare inutili energie, bisognerà avere il coraggio di confrontarsi con gli eventuali impedimenti e le reali difficoltà.
Si potrà magari scoprire di non essere più in grado di costruirsi un nuovo progetto, oppure si potrà evidenziare un limite imprevisto del proprio valore rispetto al raggiungimento dell’obbiettivo.
Ci vuole una buona autostima e la capacità di non abbattersi.
In questa fase ci potrà anche essere dunque la rinuncia a “quel” progetto, ma qualunque sia il motivo è meglio un confronto con la realtà rispetto a una illusione che può portare ad anni di investimento e a un fallimento. Meglio lasciar perdere e cercare altro, oppure abbassare le aspettative.
È importante valutare la fattibilità. Le scelte realistiche orientate al benessere personale anche evitando inutili vicoli ciechi e allora non farcela non sarà un fallimento, ma semplicemente la scoperta di aver fatto il meglio.
Il permesso di riuscire implica anche il permesso di sbagliare e il permesso di riprovare, senza arrendersi.
Questa è una tappa molto importante e se ci si trova in una situazione di stallo può essere utile farsi aiutare in modo competente per sviluppare alcune qualità, utili per il processo:
La capacità di analizzare le possibilità che il mondo ci offre;
La capacità d valutare le nostre reali abilità tecniche;
La capacità di svilupparle, se è il caso, e se è ancora possibile.
È con la scoperta dell’autonomia, lasciandosi alle spalle il messaggio di autosvalutazione, che si può scoprire il proprio valore.
Condividere un progetto con altre persone, avrà tante più probabilità di successo quanto più tutti, e lui in particolare, lo avranno vissuto come una cosa propria, un desiderio e una aspirazione su cui investire.
Siamo pronti per il passo successivo.
Terzo passo – Riuscire in ogni caso: scomporre il progetto in piccole tappe.
Basta una malattia, un cambio politico, una guerra o la crisi economica, la chiusura di una azienda e patatrac…tutto il nostro meraviglioso castello di carte si affloscia e noi con lui.
Il questo caso sarà necessario focalizzarsi sulle fasi del progetto e scomporre il nostro percorso in tappe, tutte orientate verso la stessa direzione ovviamente, ma tutte significative e piacevoli da raggiungere, Il segreto sta nel creare continue gioie da successo di tappa.
Ogni tratto una soddisfazione, nuova linfa. Ci saranno le difficoltà, ma vivere con un traguardo a punti, ci dà la possibilità ogni tanto in cui essere fieri e soddisfatti di noi.
“Per quello che mi compete, ce la sto facendo!” anche se la situazione attorno a me sembra una congiura, la pandemia, la guerra, la crisi economica ecc….
Rendere utile e piacevole ogni piccola tappa garantisce di non aver sprecato il tempo, in ogni caso.
Spezzettare il progetto in stadi intermedi ha poi il vantaggio di non sovraccaricare di valore ogni singolo passo; il risultato non incombe, minacciosamente, sopra ogni mossa.
“Una ragazza, mentre si preparava a uscire con un ragazzo, si asciugava i capelli con phon davanti allo specchio e intanto pensava: mi faccio bella così stasera gli piacerò, poi parleremo di cose interessanti, poi accetterò un po’ di essere corteggiata, poi usciremo ancora qualche volta, poi una volta mi porterà a casa sua, poi mi farà conoscere la sua famiglia e mi chiederà di sposarlo e io gli dirò di si.
A un tratto, forse distratta da questi pensieri, inavvertitamente si bruciò una ciocca di capelli. “Accidenti, ecco, ho rovinato tutto, lo sapevo, non mi sposerò mai”.”
Dobbiamo prendere le cose un po’ alla volta, vivere il presente, prendere il piacere che ci può dare passo per passo; ogni azione deve concludere e raggiungere un piccolo risultato.
L’armonia tra piedi per terra e aspirazione.
La buona volontà, il senso del dovere, il sacrificio dello sforzarsi, servono per fare quello che NON si ha voglia di fare!
Possiamo provare a rallentare e godere di ciò che si fa, sentirsi bravi per ogni tappa portata a termine e evitare l’ansia volta al raggiungimento dell’obbiettivo finale.
Imparare a darsi dei riconoscimenti positivi (Okness) aumentando l’autostima sarà la ciliegina sulla torta.
È il permesso di provare piacere nel fare e di darsi riconoscimenti, anche a prescindere dal risultato finale.
E siamo arrivati all’ultima tappa.
Quarto passo – Gioire dei risultati raggiunti
Qui c’è poco da fare, ormai il risultato è stato conseguito, solo che non tutti se lo sanno godere.
Il piacere di lavorare esiste solo (bella scoperta!) se si ha il permesso di vederlo e di gioirne, di considerarlo come un punto d’arrivo cercato e voluto, per niente facile, per niente alla portata di tutti.
Qui si tratta di festeggiare, di fermarsi e guardare indietro e considerare ciò che è stato fatto.
Per qualcuno è ovvio, per altri difficilissimo.
Per chi ha la spinta al perfezionismo, è condannato ad essere così esigente da non riuscire mai ad accontentarsi, vale a dire “accontentare sé stesso”. Raggiunto l’obbiettivo non si riconoscerà soddisfatto e passerà a un altro progetto senza provare e godere del piacere di quanto ha fatto.
Per vivere e per avere soddisfazione sul lavoro è indispensabile che ciascuno possa avere la sua definizione e la sua misura del successo, diremmo la sua dose di riconoscimenti.
E allora ciò che darà la soddisfazione sarà la differenza tra il punto di partenza e quello di arrivo di ognuno, in quel preciso momento della sua vita: te lo sei meritato!
Se non sentiamo la soddisfazione, se non diamo valore al risultato ottenuto, è come se il bisogno non fosse stato appagato e non avessimo fatto nulla, una bella fregatura!?
Come sciogliersi in bocca del cioccolato di qualità e non sentirne il sapore.
Perché non importa assaporare, chiudere gli occhi e gustare, ma essere riuscito a comprare la tavoletta più rara, o più bella, o più costosa da esibire come prova delle sue capacità.
Avere successo sul lavoro, ma questo vale anche per riuscire in qualsiasi impresa umana, richiede una notevole attenzione verso un processo progressivo, che ha un inizio, delle fasi intermedie e una fine, temporanea. Temporanea, perché il bello è che ogni riuscita finisce per essere una potente gratificazione che stimola un nuovo desiderio, si può ben dire: altro piacere di lavorare.
Tratto da “Il piacere di lavorare” di G. Piccinino, 2006, Erickson



